con Gaetano Aronica, Morgana Forcella, Roberto Negri, Alessio Caruso, Maurizio Nicolosi, Giovanni Vettorazzo, Fabrizio Catalano, Luca Marianelli

con la partecipazione di Orso Maria Guerrini

adattamento Gaetano Aronica

scene Antonia Petrocelli, Gilda Cerullo

luci Ugo Governali

costumi Antonia Petrocelli

consulenza musicale Giovanni D'Aquila

Calendario

Giovedì 23 febbraio ore 21
Venerdì 24 febbraio ore 21
Sabato 25 febbraio ore 21
Domenica 26 febbraio ore 17
Giovedì 1 marzo ore 17
Venerdì 2 marzo ore 21
Sabato 3 marzo ore 21
Domenica 4 marzo ore 17

IL GIORNO DELLA CIVETTA

dal 23 febbraio al 4 marzo 2012

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LAROS presenta

Sebastiano Somma

IL GIORNO DELLA CIVETTA

di Leonardo Sciascia

regia Fabrizio Catalano

Un paese di poche migliaia di abitanti, nell’entroterra siciliano. Un freddo mattino d’inverno. La luce d’un pallido sole riflessa sull’asfalto bagnato. Una piazza. Un autobus – il motore già acceso – che s’appresta a partire. Gli ultimi passeggeri s’affrettano a salire, mentre gli altri aspettano fiduciosi la partenza dell’autobus, dietro i finestrini appannati. Un uomo, vestito di scuro, s’avvicina, di corsa. Posa il piede sinistro sul predellino dell’autobus, sta per rivolgersi all’autista.
All’improvviso, un bagliore, seguito da un rumore sordo: l’uomo rimane quasi sospeso, per qualche istante, prima di afflosciarsi sull’asfalto. Morto.
“Il giorno della civetta” racconta la storia dell’inchiesta condotta, a partire da questo omicidio, dal capitano dei carabinieri Bellodi, appena arrivato in Sicilia, dalla lontana Parma, all’inizio degli anni ’60. Il progetto di uno spettacolo tratto da “Il giorno della civetta” nasce da un grande amore per l’opera di Leonardo Sciascia, autore tra i più affascinanti e “scomodi” del Novecento.
Ciò che colpisce, al di là della narrazione sempre avvincente, del complesso gioco di rapporti, nel contesto di una Sicilia dove il “non detto” diventa più importante di ciò che si dice, è una grande, superiore, talvolta impenetrabile intelligenza. Come se Sciascia, attraverso un gusto per la scrittura di voltairiana memoria, si divertisse a scoprire e poi nascondere senza essere mai volutamente esplicito, in un gioco di ombre e di luci che sembrano suggerire al lettore uno sforzo di intelligenza, continuamente suscitando dubbi, invitando a scavare nella memoria (passata e futura), collegare, rivedere, inserire in un quadro di rapporti che va al di là della forma e investe cose, persone, fatti, che sembrano scritti “domani”.